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20 05 2014

In un’era dove è sempre più difficile pensare alla pensione come ad una cosa reale, alcuni artisti si sono potuti concedere il meritato e definitivo riposo. Nei primi giorni di febbraio, attraverso un comunicato stampa, i Motley Crue, una delle più importanti rock band del pianeta, hanno annunciato il loro pensionamento dopo 35 anni di contributi. Sesso, droga e rock&roll hanno a lungo minato la loro integrità fisica e mentale, tanto da indurli a smettere prima che sia troppo tardi. Sono in molti che in Italia aspettano che anche Vasco Rossi faccia lo stesso, ma immancabilmente ogni anno è sempre lì a riempire San Siro. Difficilmente avremo ancora il piacere di sentire il caro e vecchio Guccini, dato che l’anno scorso ha appeso la chitarra al chiodo. Niente più dischi e concerti per uno che è riuscito a far cantare più di una generazione, ma solo pubblicazioni letterarie. La salute precaria è stata invece la causa del ritiro dalle scene della “Pantera di Goro”, ossia Milva.

images (1)Maria Ilva Biolcati nasce il 17 luglio 1939 per l’appunto a Goro, un piccolo paese in provincia di Ferrara. Le sue palestre furono le innumerevoli balere sparse nell’Emilia Romagna, dove non ancora ventenne si fece conoscere ed apprezzare con il nome d’arte di Sabrina. Nel 1959 partecipa e vince un concorso per nuove voci indetto dalla Rai, cantando un brano di Nilla Pizzi, “Dicembre m’ha portato una canzone”, ed un altro di Carla Boni, “Acque Amare”. Dopo il trionfo viene messa sotto contratto dalla casa discografica di stato, la Cetra, con la quale incide la sua prima canzone, la cover di “Milord”, un brano scritto dalla pianista Marquerite Monnot sui versi neo-realistici di George Moustaki e reso celebre dalla magnifica interpretazione di Edith Piaff. Nel 1961 risale invece la sua prima esibizione al Festival di San Remo, dove arriva persino terza con il brano “Il Mare Nel Cassetto” firmato Lattuada-La Valle-Rolla. Oltre a piazzarsi sul gradino più basso del podio, riceve numerose critiche positive, soprattutto da Sandro Bolchi, che paragona la sua a voce a quella di un tuono. Per questo viene eletta “cantante dell’anno”, e partecipa pure al film “La Bellezza di Ippolita”, recitando al fianco di due star come Gina Lollobrigida ed Enrico Maria Salerno. Nel 62′ torna all’Ariston, questa volta eseguendo un pezzo , “Tango Italiano”, molto particolare e raffinato, che li vale il secondo posto. images (2)Sull’onda del successo incide moltissimi 45 giri, tra i quali “Flamenco Rock” e “Blu Spanish Eyes”, lanciandosi così alla conquista del mercato italiano, sempre capeggiato da Mina. Nel 1961 convola a nozze con Maurizio Corgniati, e due anni dopo partorisce la sua unica figlia Martina. Nonostante dopo il loro divorzio, avvenuto nel 1969, la cantante lo ha sempre definito l’uomo della sua vita. Dopo l’esibizione a San Remo del 1962, Bruno Coquatrix, storico padron dell’Olympia de Paris, la chiama ad esibirsi in uno dei più celebri palcoscenici del mondo. A questo punto della carriera, Milva intraprende una strada molto rischiosa, incominciando a cantare, oltre a brani commerciali, anche delle canzoni folk del passato culturale italiano. “Canzoni del Tabarin” e “Canzoni dal Cortile”, sono due esempi lampanti. Nel 1965 incide, in collaborazione con il Piccolo Teatro di Milano, i “Canti di Libertà”, dove oltre alla famosa versione di “Bella Ciao”, esegue in maniera eccelsa anche “La Marsigliese”, l’inno nazionale francese, “Addio Lugano Bella”, storico canto del poeta anarchico Pietro Gori e “Per i Morti di Reggio Emilia” di Fausto Amodei. Durante l’esibizione dei canti durante il XX° Anniversario della Liberazione dal Fasciamo, Milva fa la conoscenza della persona che più di tutti accrescerà le sue doti di cantante teatrale, ossia Giorgio Strehler. Al suo fianco debutta nel 1967, images (3)interpretando il recital “Io, Bertold Brecht”, primo di moltissimi lavori dedicati dalla coppia al poeta tedesco. Nel 1968 Milva è in tour nel Nord Europa con il “Ruzante” di Gianfranco De Bosio, mentre l’anno successivo vince la “Maschera d’Argento” per il lavoro “Angeli in Bandiera”, una commedia teatrale di Garinei e Giovannini, realizzata al fianco del grande Gino Bramieri. Nel 1972 ritorna al cinema con Silvana Mangano e Luc Merenda in “D’Amore si Muore” regia di Patroni Griffi e musiche di Ennio Moricone, altro collaboratore storico della cantante. Lo stesso anno a Venezia, Milva vince la “Gondola d’Oro”, per il successo discografico di “La Filanda”, canzone “rubata” alla cantante Amalia Rodriquez. Nel 1973, oltre a partecipare al Festival di Edimburgo, esplora, attraverso un complicato lavoro, le musiche di Francis Lai, il noto fisarmonicista francese. A fianco a Domenico Modugno, e sempre sotto la regia di Strehler, Milva veste i panni di Jenny delle Spelonche nel capolavoro brechtiano “Un’Opera da Tre Soldi”. Sarà sempre il registra italiano, ormai rapito totalmente dalle sue doti recitative, a volerla per “Io, Bertold Brecht N°2”, trionfando in tutti i teatri d’Europa. Nel 1975 invece, è alla Piccola Scala di Milano, dove va in scena “Dario dell’Assasinata”, un operina di Gino Negri che le vale il Premio Italia. Il 1978 è l’anno dell’incontro con Kampanelis Thèodrakis che, costretto in images (4)esilio dalla dittatura greca, collabora con essa ad alcuni spettacoli che ottengono un enorme successo sia di vendite che di premi, soprattutto in Germania, dove nel 1979 partecipa al Festival di Berlino. Proprio in terra teutonica, nel 1980 Milva ottiene un disco d’oro per l’album “Was Ich Denke”. In quel periodo, inizia una florida collaborazione assieme ad Enzo Jannacci, che le dedicherà il brano “La Rossa”. Nel 1981 torna a Berlino, dove inscena lo spettacolo brechiano “I Sette Peccati Capitali”. Grazie all’album “Ich Hab Keine Angst”, interamente ideato da Vangelis, vince ancora un disco d’oro. Nel 1982 passa a lavorare con un altro maestro, ossia Franco Battiato, il quale scrive tutti i testi del disco “Milva e Dintorni”. Dopo Battiato è il turno di Luciano Berio che, ammaliato dalle sue doti canore ed espressive, le affida il ruolo centrale della sua opera “La Vera Storia”. Nel 1983 partecipa ancora al Festival del Cinema di Berlino con la pellicola di Giovanna Gagliardo “Via degli Specchi”. In occasione delle Olimpiadi images (5)del 1983 a Los Angels, assieme alla Compagnia del Teatro Piccolo di Milano, offre un’eccellente interpretazione di alcuni testi sempre di Brecht. Con la collaborazione di Peter Brook, Milva crea lo spettacolo “El Tango”, accanto al maestro di bandoneon argentino Astor Piazzola. I due si trovano a meraviglia e nasce così l’album “Milva e Astor Piazzola Live” del 1985. Lo stesso anno la vediamo anche sugli schermi con il film di Jacques Rouffio “Mon Beau Frère a Tué Ma Soeur”. Dopo alcune tournée europea da tutto esaurito, nel 1989 Milva torna in studia a realizzare un altro capolavoro firmato assieme a Franco Battiato, “Svegliando l’Amante Che Dorme”, un concept di rara bellezza. Nel 1990 riceve il Premio Tenco, uno dei più ambiti premi italiani, e torna in Italia per lavorare a teatro a fianco di Mario Missiroli con “Lulu”. Due anni più tardi riprende le “Canzoni tra le Due Guerre” e vola in Austria per il varietà “Servus images (6)Du”. Nel 1993 al Teatro Bellini di Catania, dove interpreta il Principe Orlovsky dell’opera il Pipistrello, e sale ancora una volta sul palco dell’Ariston cantando “Uomini Addosso”, un brano scritto per l’occasione dai Pooh. Nel 1995 riceve il Disco d’Oro anche in Grecia, grazie al successo dell’album “Volpe d’Amore”. Dedica anche un disco, “Give Me Your Light”, al cantautore nipponico Shinji Tanimura, prima di recitare nel film di Carlo Lizzani, “Celluloide”. Nel 1996 inizia una tournée italiana con lo spettacolo “Tosca, Ovvero Prima dell’Alba” e partecipa con due brani al disco che Gidon Kremer, virtuoso del violino, dedica ad Astor Piazzola. L’anno successivo, per la Polydor Germania, incide un disco di canzoni partenopee “Mia Bella Napoli”. Ad inizio millennio riceve il Rainbow Awards in qualità di voce femminile dell’anno ed incide altri due dischi incredibili, uno dedicato alla canzone francese e l’altro “Artisti” images (7)pieno zeppo di collaborazioni. Dall’Arena di Verona parte il tour dello spettacolo di Michele Serra e Marco Tutino “Peter Uncino”, una rilettura del classico libro di Barrie. Nel 2002 per ricordare il decennale della scomparsa di Piazzola, Milva porta in giro per il mondo un classico del musicista argentino, “Maria de Buenos Aires”. Dopo tutti questi anni passati a regalare emozioni con la sua voce ed interpretazione, Milva lascia il mondo dello spettacolo dopo aver raggiunto un livello artistico difficilmente raggiungibile, basta solo pensare che detiene anche il maggior numero di presenze a Sanremo. E’ giunto anche il momento che io lasci, almeno provvisoriamente, questa rubrica, dopo sei lunghi anni, per incominciare una nuova avventura artistica. Ringrazio tutti, in particolar modo Luca e Francesca, e se volete parlare di musica sapete dove trovarmi.

Questa è “Uomini Adosso”, Sanremo 1993, Milva.

 





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27 02 2014

La montagna è traditrice. In realtà lo è il lago, ma visto che durante quest’inverno gli incidenti ad alta quota non sono mancati, mi sembra giusto cambiare leggermente questo detto popolare. Purtroppo anche il più esperto degli alpinisti deve fare i conti con i pericoli che riservano le catene montuose. Valanghe, crepacci, frane, bufere, perdita dell’orientamento, sono solo alcune principali minacce. A ciò si aggiungono i frequenti incidenti di sciatori che, per chissà quali stimoli, tentano rischiosi fuori pista. La lista nera ogni inverno è sempre più numerosa, e quest’anno “vanta” pure due tra le più importanti personalità tedesche. La cancelliera Angela Merkel, vittima di una caduta mentre faceva fondo, si è rotta il bacino, mentre è andata decisamente peggio al pilota Michael Schumacher, che ha sbattuto violentemente il cranio, a tal punto da essere tuttora in coma farmaceutico. Un caso analogo, ovvero di due connazionali caduti in una simile disgrazia, mi ha riportato con la mente nell’inverno 1997/98. Il 31 dicembre, sulle nevi di Aspen in Colorado, Michael Kennedy, membro della famosa famiglia americana, nonché figlio di Robert, perse la vita andando a sbattere a velocità sostenuta contro un albero. Sei giorni dopo, ma in Nevada, decedette nella stessa modalità, anche Sonny Bono.

imagesSalvatore Phillip Bono è nato a Detroit il 16 febbraio 1935, da genitori di origini italiane. Il padre Santo Bono e la madre Zena “Jean” La Valle, erano entrambi palermitani. Dalla loro relazione nacquero ben cinque figli, due femmine e tre maschi, dei quali Sonny era proprio l’ultimogenito. A soli sette anni si traferisce con l’intera famiglia a Los Angeles dove, non essendosi laureato alla Inglewood High School, si lancia senza indugio in una carriera musicale dagli esiti subito molto positivi. A soli sedici anni compone la canzone “Koko Joe” che, presa in prestito dagli Righteous Brothers, ottiene un ottimo successo. Per breve tempo lavora come autista oppure in negozio di macelleria, ma in breve tempo diventa l’autore di spicco della Specialty Records. Suoi i testi di “Things You Do To Me” di Sam Cooke images (1)e “High School Dance” di Larry Williams. Nei primi anni sessanta entra nella scuderia guidata da Phil Spector, la Philles Records, in qualità di uomo di produzione, percussionista e tuttofare. Insieme ad un altro cavallo di razza di Spector, Jack Nitzsche, scrive la hit “Needles and Pins”, mentre in proprio realizza “Laugh At Me” e “The Revolution Kid”, che in Italia verrà adattata dai Nomadi in “Come Potete Giudicar”. Nel novembre del 1962, all’interno di un bar di Los Angeles usato nei momenti di pausa durante le registrazioni delle Ronettes, gruppo di punta di Spector, Sonny s’innamora di una delle coriste, Cherylin Sarkisian, in arte Cher. All’epoca lei aveva solo sedicenne, undici anni in meno di lui. Nonostante la differenza anagrafica, i due incominciano una relazione amorosa e professionale, decidendo di chiamarsi dapprima Caesar and Cleo, ed infine Sonny e Cher. Nel 1964, tramite la Reprise Records, incidono i Singoli “The Letter”, “Do You Wanna Dance” e “Love is Stange”, che però finiscono in fretta nel dimenticatoio. Diversa fine farà invece “Baby Don’t Go”, il primo grande successo della coppia che, grazie alle attenzioni ed ai soldi ricevuti, è pronta a lanciarsi sul mercato col images (2)primo disco, giusto nell’estate del 1965. “Look at Us”, questo il suo titolo, si piazza subito al numero due della classifica di Billboard e ci rimane per otto settimane di fila. Il tutto grazie al singolo di apertura, quella “I Got You Babe”, che successivamente ha dato molta notorietà anche al gruppo reggae britannico degli Ub40. The Ed Sullivan Show, American Bandstand, Where The Action Is, Hollywood a Go-Go, Hollywood Palace, Hullabaloo, Beat Club, Shindig!, Ready Steady Go e Top of the Pops, sono solo alcuni dei vari programmi televisivi dove Sonny e Cher fanno praticamente parte del mobilio. Appaiono nel ruolo di se stessi in “Wild Beach”, una pellicola in bianco e nero del 1965, diretta da Maury Dexter. I cinque singoli estratti da “Look at Us”, si piazzano tutti insieme nei primi venti posti della classifica di vendite americana, solo Elvis fu capace di meglio. La loro popolarità è alle stelle, e così nell’aprile del 1966 esce il loro images (3)secondo album “The Wondrous World of Sonny and Cher” che, nonostante il 34° posto nelle classifiche americane, viene accompagnato da un tour mondiale che fa segnare il tutto esaurito. In questo periodo incomincia anche la carriera solista di Cher che, con l’ausilio del compagno, incide praticamente un disco all’anno, centrando fin da subito il successo con le canzoni “Alfie”, colonna sonora del film omonimo, e “Bang Bang (My Baby Shot Me Down)”, che in molti ricordano nell’interpretazione di Nancy Sinatra, inserita nel film “Kill Bill” di Quentin Tarantino. Nel 1967 esce il terzo album della coppia, “In Case You’re In Love”, contenente i successi “The Beat Goes On” e “Little Man”. Per capitalizzare al meglio il loro successo, Sonny organizza anche il loro debutto sul grande schermo. Con la regia di William Friedkin e George Sanders, nel 1968 la ABC realizza “Good Times”, una pellicola divertente come i cachi a merenda che, a causa della images (4)trama poco efficace, ovvero una serie di gag assai poco divertenti, risulta un vero e proprio flop ai botteghini, tanto che il successivo film del duo, “Speedway”, fu assegnato ad Elvis e Nancy Sinatra. Analoga sorte per “Chastity”, che invece di lanciare la carriera cinematografica di Cher come aveva pronosticato il compagno, la chiude per oltre un decennio. Chastity è il nome anche della loro prima ed unica figlia, nata nel 1969, e che quattro anni fa ha cambiato sesso e nome. Ora si chiama Chaz ed è un valido avvocato. Dopo l’inizio scoppiettante, la carriera di entrambi subisce un considerevole calo dovuto al fatto che il loro sound, molto morbido e commerciale, è stato scansato dal rock psichedelico, molto in voga in quel momento. A mantenere il loro successo stabile ci pensa sempre Sonny che, trovato un contratto Las Vegas,  realizza uno spettacolo teatrale-images (5)musicale incentrato sulla loro vita coniugale. Dopo l’iniziale menefreghismo generale, la CBS punta gli occhi su di loro, e nel 1971 parte così il “The Sonny and Cher Comedy Hour”, uno spettacolo inizialmente estivo, che nel giro di un anno conquista il paese e 15 nomination agli Emmy Award in quattro anni di programmazione. Nel 1972, Sonny e Cher tornano in studio e realizzano l’album “All I Ever Need Is You”, che con il singolo omonimo e “A Cowboy’s Work Is Never Done”, ottiene un ottimo successo. Durante la terza stagione dello spettacolo, il rapporto tra i due comincia a creparsi e così, il 27 giugno 1975, arriva l’inatteso divorzio. I media impazziscono alla notizia, e sono in molti a credere che alla fine sarà Cher a risentirne. Invece, dopo sole sei settimane, il The Sonny Comedy Reveu, il programma solista di Bono, viene annullato, a differenza dello spettacolo di Cher che, grazie alla presenza di star come Flip Wilson, Bette Midler ed Elton John, ottiene uno share elevatissimo. Inoltre Cher riceve un Golden Globe come migliore attrice con il Sonny e Cher Show. Come dire, oltre il danno la beffa per Sonny, che potrà consolarsi quando, nel 1976, la Mego 101127_otrc_cher_bono_myspace_3Toys, lancia sul mercato una linea di giocattoli e bambole ispirati alla coppia. Bono aveva già divorziato una prima volta, nel 1962, dopo un matrimonio durato otto anni con Donna Rankin, con la quale ebbe la figlia Christine. Di soli due anni, 1982-84, il terzo sposalizio del cantante, avvenuto assieme a Susie Coelho. Non c’è due senza tre ed il quarto vien da sé, così nel 1986 si sposa per l’ultima volta con Mary Whitaker, riuscendo ad avere ancora due figli, Chesare Elan ed Chianna Marie. Nel 1988, nel tentativo di aprire un ristorante a Palm Spring, Sonny si scontra con la complicata burocrazia locale che ostacolava lo sviluppo commerciale. Decide così di sfruttare  la sua enorme popolarità, venendo eletto sindaco nel giro di pochi mesi. Durante il suo mandato, oltre a rendere Palm Spring una città più apprezzabile, istituisce un festival internazionale del cinema, che oggi porta il suo nome. Lasciata alle spalle la musica ad appannaggio della politica, Bono nel 1992 si candida con il Partito Repubblicano al Congresso ma viene sconfitto dalla rivale democratica Barbara Boxer. Ci riprova, e questa volta con successo, nel 1994 quando viene eletto deputato per il 44° collegio elettorale della California. Da parlamentare fu il primo 1345359442_3976_Sonny_Bonofirmatario di un disegno di legge per l’estensione dei termini di scadenza del diritto d’autore. Legge approvata dopo la sua morte e che anch’essa venne chiamata in suo onore. Si fece promotore anche di una campagna per la salvaguardia del lago Salton, realizzando persino un documentario. Si arriva così alla tragica giornata del 5 gennaio 1998 quando, come detto in precedenza, Sonny Bono perse la vita sulle nevi di Aspen. Ai funerali, in diretta televisiva sulla CNN Cher, visibilmente commossa, tenne un lungo discorso commemorativo e dedico all’ex marito il suo album successivo, il pluripremiato “Belive”. Bono venne poi seppellito al Desert Memorial Parck, dove lo stesso anno ci finì purtroppo anche Frank Sinatra. Il suo incarico politico fu portato a termine dalla moglie Mary. Finiamo col ricordare che Sonny Bono è stato anche il padrino di Anthony Kiedis, frontman dei Red Hot Chili Peppers.

Questa è “The Beat Goes On”, 1967, Sonny & Cher.

http://www.youtube.com/watch?v=umrp1tIBY8Q





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28 01 2014

Più un artista acquista notorietà e più le sue preoccupazioni crescono. La costante minaccia di un fallimento crea in lui un intoppo creativo, il famoso “blocco dello scrittore”. Situazione scomoda, soprattutto se hai il fiato sul collo di coloro che hanno investito sul tuo talento. Il fisco è lì che aspetta che tu ed il tuo commercialista commettiate il più piccolo degli errori per denunciarvi. A ciò si aggiunge lo stress che si accumula in mesi e mesi di estenuanti tour in giro per il mondo, durante i quali si perde facilmente il senso del tempo e dell’orientamento. Tutto questo non è niente se paragonato al peggior tormento di una star: il fan-stalker. Queste persone sembrano non avere nessuno scopo nella vita, se non quello di ossessionare il proprio idolo. Arrivano a tutto pur di entrare, anche solo per un breve istante, nella loro vita privata. Lettere, telefonate anonime, appostamenti e minacce sono i metodi più usati da questi fanatici. Il più famoso rimane senza dubbio Mark Chapman. Per colpa della sua pazzia, John Lennon non è più dei nostri da più di trent’anni. L’elenco dei vip presi di mira dai propri fan è lungo. Si passa da Madonna, Jennifer Aniston, Steven Spielberg, e molti altri, mentre in Italia i casi più noti sono quelli della showgirl Michelle Hunziker e della cantante Laura Pausini. Singolare è stato il caso di un giovane cantante che, pur di conoscere e fornire di alcuni suoi brani il proprio idolo, Johnny Cash,  atterrò nel giardino di casa sua con un elicottero. “The Man in Black” non solo non ha denunciato l’accaduto alla polizia, ma ha addirittura lanciato la carriera di questo tenace ragazzo, Kris Kristofferson.

images (3)Kristoffer Kristofferson, chi non si vorrebbe chiamare così, nacque il 22 giugno 1936 a Browsville, nel Texas, da genitori entrambi di origine europea. Il suo destino sembrava inevitabile, dato che sia il padre che il nonno erano ufficiali maggiori dell’esercito, rispettivamente americano e svedese. Il piccolo Kris mostra fin da subito un eccellente senso del dover e dedizione all’arma, tanto da riuscire a laurearsi con i massimi dei voti alla San Mateo High School, in California. Nel 1954 passa al college e comincia ad appassionarsi alla letteratura. Persino nello sport, e nella fattispecie nel rugby e nell’atletica, riesce ad ottenere ottimi risultati ed alcune riviste parlano di lui come un futuro giocatore professionista. La squadra dove militava, il Cleremont Rugby Club, rimase per anni imbattuta, stabilendo record tuttora esistenti. Nel 1958 arriva la tanto attesa laurea in lettere, e per festeggiare l’evento parte per un viaggio-premio ad Oxford. In terra britannica, Kris comincia a scrivere numerose canzoni e, sotto la guida del suo manager Larry Parnes, incide alcuni brani per la Top Rank Records con lo pseudonimo di Kris Carson. Nel 1960 si laurea in letteratura inglese e si sposa con la sua fidanzata di vecchia data Fran Beer. Inoltre, per non deludere la sua famiglia, si arruola nell’esercito imagesstatunitense, raggiungendo il grado di capitano. In Alabama consegue il brevetto per poter guidare gli elicotteri e nel 1962 è di stanza nella Germania Ovest, come membro della Divisione Fanteria 8. Nonostante avesse ricevuto l’incarico di insegnante di letteratura inglese a West Point, Kris abbandona definitivamente la carriera militare, a favore di quella musicale. Grazie alla raccomandazione di Marijohn Wilkin, famoso songwriter di Nashville, padre di un suo amico, riesce ad ottenere un’audizione presso la leggendaria Sun Records di Sam Phillips, che però non porta i frutti sperati. Senza perdersi d’animo, nel 1965 si trasferisce lo stesso nella capitale del Tennessee, dove pur di poter stare a contatto con la musica country rock, accetta qualsiasi tipologia di lavoro. Trova un impiego come inserviente presso i Columbia Studios, dove ha images (1)l’occasione di vedere all’opera due mostri sacri della musica americana, il già citato Johnny Cash e Bob Dylan. Successivamente inizia a lavorare come pilota di elicotteri nella Louisiana del Sud. Per tre anni di fila, Kris fa avanti indietro da Lafayetta a Nashville, sempre nel tentativo di sfondare nel mondo della musica. La sua tenacia viene ripagata quando, nel 1966, Dave Dudley porta al successo una sua canzone, “Viet Nam Blues”. L’anno dopo firma per la Epic Records e pubblica un singolo, “Golden Idol/Killing Time”, che però non riceve le giuste attenzioni. Il problema sembra proprio lui, dato che le sue canzoni invece scalano le classifiche quando sono interpretate da altri cantanti, vedi Roy Drusky, Faron Young, Roger Miller, Ray Stevens, Jerry Lee Lewis e Billy Walker. A dargli un minimo di popolarità ci pensa sempre Johnny images (4)Cash, ormai stremato dalle continue pressioni del Nostro, che lo invita a suonare con lui al Newport Folk Festival, la più importante kermesse di musica d’autore americana. Kristofferson viene così messo sotto contratto dalla Monument Records, e registra nel 1970 il suo primo ed omonimo album che racchiude alcune nuove composizioni affiancate a vecchi successi. Il disco risulta un vero fiasco, fino a che Fred Foster, il boss dell’etichetta, pensa bene di ristamparlo l’anno successivo usando il titolo di quella che pensava fosse la vera hit di tutto il mazzo, ossia “Me & Bobby McGee”. A ciò si aggiunge il successo di altre due canzoni scritte da Kris, “For The Good Time” cantata da Ray Price e “Sunday Morning Coming Down” eseguita sempre da Cash, considerate le canzoni dell’anno 1970 da parte dell’Academy of Country Music e images (5)dalla Country Music Association. A tuttora nessuno è riuscito in tale impresa. Sempre nel 1970, dopo il triste divorzio dalla moglie con la quale ebbe anche due figli, Kristofferson si fidanza ufficialmente con la collega Janis Joplin. Oltre al suo cuore, la Janis prende in prestito anche il suo cavallo di battaglia, “Me & Bobby McGee”, portandolo dritto al numero uno in classifica. La canzone sarà inclusa nell’album “Pearl” del 1971, uscito dopo la morte della cantante, avvenuta per un overdose. Lo stesso anno esce il secondo lavoro di Kristofferson, “The Silver Tongued Devil and I”, che decreta finalmente il successo del cantante, corredato dalla partecipazione al Festival dell’Isola di Wight. Poco dopo Dennis Hopper lo chiama a recitare in un suo film, “Fuga da Hollywood”, una pellicola drammatica girata in Perù e prodotta dalla Universal Pictures. Nel 1972 registra il suo terzo album, “Border Lord”, interamente composto da canzone inedite, ed è il protagonista del film di Bill L. Norton “Cisco Prike”, dove interpreta un musicista caduto in rovina costretto a images (6)spacciare per pagarsi i debiti. Vince persino un Grammy Awards, nella categoria Country Song, con il brano “Help Me Make It Through The Night”. Il cerchio si chiude con “Jesus Was a Capricon”, disco del 1974 che, trascinato dal singolo “Why Me”, ottiene vendite sbalorditive. Oltre alla musica, Kris ha altre due grandi passioni, se così si possono chiamare, la prima è l’alcol, dal quale avrà una forte dipendenza per tutta la sua carriera, e l’altra sono le donne. Infatti, dopo la cotta per la Janis e due brevi flirt con Joan Baez e Barbra Streisand, conosce e sposa nel 1973 la cantante Rita Coolidage. Insieme pubblicano subito un album, “Full Moon”, che oltre a riscuotere enorme successo, riceve una nomination per i Grammy. Ma non c’è niente da fare, gli album di Kristofferson non vendono, ed in molti credono che il problema sia la sua voce, troppo poco commerciale e molto ruvida. “Spooky’s Lady Sideshow”, il quinto Lp images (7)dell’artista ne è la dimostrazione. Al contrario, i suoi testi fanno breccia nel cuore degli americani, lo sanno bene Ronnie Milsap e Johnny Duncan, che arrivano in cima alle classifiche grazie alla penna di Kristofferson. Meglio ancora farà Willie Nelson, capace addirittura di fare il botto nel 1979 con l’album “Willie Nelson Sings Kris Kristofferson”. Sempre nel 79′, si reca a Cuba per partecipare allo storico Havana Jam Festival. Nella tre giorni di concerti, Kris ha diviso il palco con Stephen Stills, la CBS Jazz All-Stars, Trio of Doom, Fania All-Stars, Billy Swan, Bonnie Bramlett, Mike Finnegan, Wheather Report, Billy Joel, oltre che con la moglie ed una serie di musicisti locali come Irakere, Pacho Alonso, Tata Guines e l’ Orquestra Aragòn. Il tutto è stato ripreso da Ernesto Juan Castellanos, che successivamente ha prodotto un documentario, Havana Jam 79′. L’anno successivo però, Kris e Rita, che nel frattempo avevano avuto anche un figlio, divorziano. images (8)La loro ultima apparizione assieme risale al 18 novembre del 1979, quando entrambi furono ospiti al Muppet Show. In quarantanni di carriera, Kristofferson ha recitato in un centinaio di pellicole, tra le quali “Blume in Love” di Paul Mazursky e “Pat Garret & Billy The Kid” di Sam Peckinpah, entrambe del 1973. Con quest’ultimo, ha lavorato anche in “Voglio la Testa di Garcia” del 1974 e “Convoy” del 1978. Nel 1974 è uno dei protagonisti di “Alice Non Abita Più Qui” di Martin Scorzese, mentre nel 1976 vince un Golden Globe per la sua interpretazione a fianco di Barbra Streisand in “E’ Nata Una Stella”. Dopo l’esperienza in “Flashpoint” di William Tannen del 1984, partecipa anche come protagonista maschile in “Millenium” del 1989. Interpreta uno sceriffo corrotto in “Stella Solitaria”, film del 1996 candidato agli Oscar come images (9)miglior scenografia. E’ il mentore ed alleato di Wesley Snipes in tutta la trilogia di “Blade”, ed affianca Mel Gibson in “Payback”. La sua parziale discografia si conclude con i due episodi di “L’Incredibile Storia di Winter Il Delfino” e “Joyful Noise” del 2012 con Dolly Parton. I due si erano già incrociati nel 1982 quando, in compagnia di Willie Nelson e Brenda Lee, registrarono “The Winning Hand”, un doppio album di vecchi successi americani anni 50′ che ebbe un notevolissimo successo. Un periodo davvero fortunato quello, coronato dal successo dell’album “Music From Songwriter”, realizzato assieme a Nelson. Sempre assieme al collega texano, a Johnny Cash e Waylon Jennings, danno origine al super-gruppo The Highwaymen, con il quale licenzia un album ed un singolo omonimo capace di diventare Disco dell’Anno 1985. Nello stesso anno solare Kristofferson esce con “Repossessed”, un Lp particolarmente politico, come testimonia il singolo cantato da Bob Dylan, “They Killed Him”, dedicato a Martin Luther King Jr.. Per questa ardita opera, Kris viene introdotto nella Songwriters Hall of Fame, ma prima ancora, nel 1977, era entrato nella Nashville Songwriters Hall of Fame. Nel 1990 gli Higwaymen images (10)tornano con il loro secondo ed attesissimo capitolo che non tradisce le aspettative. Nel 1999 esce “The Austin Session”, un disco dove l’artista rielabora sue vecchie canzoni assieme ad altri musicisti, quali Mark Knopfler, Steve Earle e Jackson Browne. “Broken Freedom Song” invece, è un album live rilasciato nel 2003, riguardante alcune date del cantante a San Francisco. Nel 2004 è il turno dell’introduzione alla Country Music Hall of Fame, mentre due anni dopo esce, dopo 11 anni, un suo Lp di sole canzone inedite, “This Old Road”. Il 21 aprile 2007, Rosanne Cash, figlia del famoso cantautore, lo premia con il Johnny Cash Visionary Award, a coronamento di un percorso iniziato atterrando a casa sua. Nel 2009 esce un altro album di Kristofferson, “Closer to the Bone”, prodotto dall’etichetta New West, sotto la supervisione di Don Was. A dicembre images (11)dello stesso anno è stato annunciato che a Kris è stata affidata la parte di Joe nel musical di John Mellencamp e Stephen King, “Gosth Brothers of Darkland Country”. Il dieci maggio 2010 invece, la Light in the Attic Records ha ufficializzato l’uscita di un cofanetto contenente solamente materiale inedito, risalente agli anni della Columbia. L’ultima esibizione dal vivo di Kristofferson, risale al 4 giugno 2011, quando al Maui Arts and Cultural Center, ha eseguito uno show acustico. Ora si sta godendo la vecchiaia assieme alla sua terza moglie, Lisa Meyers, con la quale ha avuto altri 5 figli. Ha già fatto sapere che vuole come epitaffio sulla sua lapide, le prime tre righe della canzone di Leonard Cohen, “Bird on Wire”, che recitano: “Come un uccello sul filo, Come un ubriaco in un coro di mezzanotte, ho cercato a mio modo di essere libero”. Allegria.

Questa è “Sunday Morning Coming Down” 1978, Krist Kristofferson and Johnny Cash.

http://www.youtube.com/watch?v=YcPW6R9yRzE





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29 12 2013

Il quasi concluso 2013 è stato caratterizzato dal ritorno di moda della barba. Gli uomini, più che pigrizia che per vanità, hanno cominciato a farsela crescere manco fossimo tornati negli anni 70′. Secondo un recente sondaggio, la maggior parte delle donne sembra apprezzare l’uomo barbuto, ritenendolo più sexy e virile. Lunga, sfatta o semplicemente accennata, non importa la fisionomia, basta che sia portata con stile. A dar consenso a questa tendenza ci hanno pensato numerosi sportivi come Davide Moscardelli, Gigi Datome, Daniele De Rossi e James Harden, e parecchi attori, vedi Raul Bova, George Clooney e Brad Pitt. Persino gli hipster moderni sfoggiano visi barbuti. Nella musica le barbe più note sono quelle di Billy Gibbons e Dusty Hill, membri fondatori assieme a Frank Beard, del gruppo rock degli ZZ Top. Da più di 40 anni, i due texani ostentano lunghissime barbe bionde, che col tempo si sono sempre più ingrigite. Addirittura nel 1984, la Gillette, nota marca di rasoi, offrì loro un milione di dollari affinché si rasassero in una loro pubblicità, ma ricevettero un secco no. Ma c’è chi ha fatto di meglio, usando la propria barba come strumento musicale, ovvero Hermeto Pascoal.

imagesFiglio di Pascoal José da Costa e Vergelina Eulalia de Olivera, Hermeto nasce il 22 giugno 1936 a Olho d’Agua ad Arapica, nel remoto nord-est del Brasile, una zona tuttora priva di elettricità. Affascinato dai suoni della natura, passa interi pomeriggi cercando di riprodurre con un flauto di zucca, da lui stesso costruito, tutti i vari cinguettii dei volatili. Ogni rumore della foresta cattura la sua attenzione, e con l’ausilio di pezzi di metallo di scarto provenienti dalla bottega del nonno, il fabbro del paese, si diverte a suonare, in totale simbiosi con il paesaggio che lo circonda. All’età di otto anni pensa però di fare sul serio, e comincia così a strimpellare la fisarmonica del padre, ed assieme con il fratello José Nieto al tamburello, si mette in mostra nelle classiche feste di paese oppure ai matrimoni. Nel 1950 si trasferisce a hermeto-pascoalRecife, dove comincia a suonare presso la Radio Station Tamandaré. Parallelamente, prende lezioni di fisarmonica da Sivuca, un virtuoso dello strumento. Dopo alcuni mesi passa alla più prestigiosa Jornal do Commercio Radio, dove ritrova anche suo fratello José Nieto. Insieme a Sivuca, formano la loro prima band, O Mundo Pegando Fogo. Grazie ad ottime strumentazioni, Hermeto dà sfoggio di una buona tecnica, anche se di questo non è d’accordo il direttore del Jornal do Commercio, che licenzia il giovane, salvo poi riconfermarlo grazie alla raccomandazione dello stesso Sivuca. A Recife Hermeto convola a nozze con Ilza da Silva, con la quale darà alla luce la bellezza di sei figli. Per mantenerli dovrà sgobbare parecchio, ma fortunatamente il lavoro non manca. Con il chitarrista Heraldo do Monte, riesce ad ottenere un ingaggio al Night Club Delfim Verde, dove impara a suonare molto accuratamente il pianoforte. Nel 1958 si trasferisce a Rio de Janeiro dove torna a suonare la fisarmonica con il gruppo regionale Pernanbuco do Pandeiro, presso la Stazione Radio Mauà, mentre con il pianoforte accompagna la band Fafà Lemons, e la big bang del Maestro Copinha, abile suonatore di flauto e sax, di stanza all’Hotel Excelsior. images (1)Finita questa esperienza, si sposta nel 1961 a Sao Paolo, dove passa le notti a suonare nei locali assieme al suo nuovo gruppo, i Som Quatro, composto dal trombettista Papudinho, il batterista Edilson, ed bassista Azeitona. Si capisce subito che Hermeto è tutt’altro che una persona statica e ordinaria, infatti si butta a capofitto a studiare l’uso del flauto traverso, suonandolo nel Sambrasa Trio, assieme a Cleiber al basso ed Airto Moreira alla Batteria. Finalmente, nel 1966, Hermeto entra finalmente in pianta stabile in un gruppo, Quarteto Novo, in qualità di pianista e flautista. Oltre a lui troviamo Airto Moreira alle percussioni, Heraldo do Monte alla chitarra 10 corde, e Thèo de Barros al basso e chitarra acustica. Grazie ai molti spettacoli televisivi ai quali partecipano, il gruppo riscuote molto successo, arrivando a vincere il Brazilian Music Festivals,con un brano composto da Edu Lobo, “Ponteio”. Inoltre nel 1967 incidono anche un album omonimo, images (2)contenente due  brani scritti da Hermeto, “O Ovo” e “Canto Geral”. Due anni più tardi, assieme al fido Airto Moreira ed a Flora Purim, cerca di sbarcare il lunario negli Stati Uniti, dove oltre ad incidere diversi album, tiene numerosi concerti. Durante uno di questi live, incontra e instaura un rapporto speciale con un altro mostro sacro della musica contemporanea, Miles Davis. Hermeto regala due composizioni a Davis, “Nem Um Talvez” e “Igrejinha”, che ringrazia inserendole nel suo album “Live/Evil”. Negli anni 70′, torna in Brasile solo il tempo per registrare un album per la Philips Records, “A Musica Livre de Hermeto Pascoal”, per poi fare ritorno negli States dove, sempre con Moreiro e Flora Purim, si esibisce di continuo e licenzia un altro Lp, “The Slave’s Mess”. Questo è il periodo di maggior fama per Hermeto, ed è richiesto nei maggiori festival musicali, come testimoniano le comparsate all’International Jazz Festival del 1978 a Sao Paolo ed images (3)al Festival di Montreux in Svizzera l’anno successivo. Da questa esperienza viene estratto un doppio album live “Hermeto Pascoal Ao Vivo”. Nel 1980 è il turno di Tokyo dove partecipa al Live Under The Sky Festival, di un tour in Europa e di un album, “Cerebro Magnetico”, molto apprezzato da pubblico e critica. Nel 1985, per rendere omaggio alla sua Arapica, incide il disco “Lagoa de Canoa”, contenente il brano “Som de Aura”. La sua città natale ricambia con l’assegnazione della cittadinanza onoraria. Successivamente compone la Sinfonia em Quadrinhos, eseguendola dal vivo a Sao Paulo accompagnato dalla Youth Orchestra. Poi vola a Copenaghen, dove l’aspetta images (4)l’orchestra nazionale danese, con la quale si esibisce in una sua suite per piano “Pixitotinha”, il tutto trasmesso in eurovisione. Nel 1987, la casa discografica Som da Gente, rilascia un nuovo Lp di Hermeto, “Sò Nao Toca Quem Nao Quer”, un sentito omaggio a tutte le persone che hanno creduto in lui, soprattutto nel campo della radio brasiliana. Nel 1992, con il supporto economico della PolyGram, registra con il suo gruppo, l’album “Feste dos Deuses”, e per promuoverlo parte per un tour europeo che comprende Germania, Danimarca, Svizzera, Inghilterra e Portogallo. Nel 1995, nel Parco giochi Secs Itaquera di Sao Paulo, si esibisce utilizzando solamente le strutture al suo interno. Lo stesso anno, a Rosario in Argentina, ha suonato davanti a 2000 bambini all’interno di una piscina. Lo spettacolo era stato organizzato interamente images (5)dall’UNICEF. A partire dal 23 giugno 1996, fino ad arrivare al 22 giugno dell’anno successivo, Hermeto scrive una canzone al giorno, in modo da realizzare il Calendario Do Som, pubblicato nel 1999 da Senac. Lo stesso anno pubblica per la Mec Radio Records di Rio de Janeiro, di proprietà del figlio Fabio, il Cd “Eu e Eles”, dove il Nostro suona tutti gli strumenti presenti. Assieme al figlio pubblicherà nel 2003 anche un successivo disco, ma stavolta è stato accompagnato dal gruppo Mundo Verde Esperanca. Nell’ottobre del 2002, durante un workshop musicale in Brasile, conosce la cantante Aline Morena. Tra i due nasce un sodalizio artistico che sfocia nella creazione di un duo, il Chimarrao com Rapadura. Nell’aprile del 2004 invece vola a Londra per prendere parte, assieme ad una big band locale, a quello che i critici hanno ribattezzato come “Show del Decennio”. Nel 2005, dopo aver effettuato due tour mondiali con il suo gruppo, rilascia un Cd e Dvd images (6)a nome Chimmarrao com Rapadura, naturalmente assieme ad Aline. Nel 2010 i due si ritrovano in studio e, per festeggiare i sette anni assieme, incidono il disco “Bodas de Latao”, un misto di composizioni di entrambi più una cover di Astor Piazzolla. Attualmente Hermeto si esibisce con cinque differenti formazioni, a testimonianza della sua longevità, oltre che fisica, anche artistica. E poi dai, anche Babbo Natale ha la barba.

Questa è “Music From The Beard”, 1989, Hermeto Pascoal.

http://www.youtube.com/watch?v=bGaaxlvP-BA





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30 11 2013

Quando la maggior parte delle persone si deprime all’arrivo della stagione autunnale, il qui presente invece si sente magicamente rapito da questi meravigliosi quattro mesi. Adoro il loro decadentismo, le giornate che man mano si accorciano, il clima nebbioso e freddo, ma soprattutto non resisto al fascino dei boschi. Emanano un odore particolare, per non parlare poi dei colori delle foglie che cominciano, ovviamente, a cadere dagli alberi. Quest’anno però non tutto sta andando nel verso giusto. Come avrete sicuramente sentito, o addirittura visto coi vostri occhi, manca all’appello uno dei simboli dell’autunno, ovvero la castagna. A causa di un parassita proveniente dalla Cina,il cinipide galligeno, gli alberi di castagno non hanno fruttificato, e solo adesso è stato introdotto in natura il Torymus Sinensis Kamijo, l’insetto, anch’esso orientale, antagonista del parassita. Gli esperti parlano chiaro, e avvertono che non passeranno meno di tre anni prima che si avrà ancora un buon raccolto di castagne. Nel frattempo ci possiamo consolare con i funghi, stando bene attenti a non raccogliere le specie velenose. Chi non ha mai sbagliato riconoscerli, è stato sicuramente quel genio di John Cage.

3066635-2dc8ae6762c9133e5a76c83a7505a71c9fe5dd2d-s6-c30Tutto ebbe inizio il 5 settembre di centouno anni fa, quando John Cage nacque a Los Angeles, figlio unico di genitori molto noti, infatti il padre era un famoso inventore mentre la madre si era contraddistinta nel mondo dell’informazione come un’ottima reporter. Il virtuosismo ottocentesco di John al pianoforte, si nota già in età precoce, ma a sedici anni decide invece di diventare uno scrittore. Raggiunta la maggiore età lascia gli Stati Uniti, destinazione Europa. Rimane affascinato da Parigi, dove si interessa di architettura, di pittura, di teatro e di poesia, ma è sempre la musica che naviga nei suoi pensieri, questo grazie anche al massicio ascolto di Bach, Stravinskij ma soprattutto Eric Satie. Nel 1933, dopo che era appena ritornato in California, spedisce alcune sue composizioni a Henry Cowell, che lo invita a prendere lezioni private dapprima con Adolph Weiss e successivamente con Arnold Schonberg. Si trasferisce così a New York, dove images (2)comincia a raffinare la sua tecnica al piano, tipicamente seriale. Nel 1936 si trasferisce ancora una volta, destinazione Seattle, dove trova lavoro come compositore per musiche da balletti alla Cornish School of the Art. Tre anni più tardi forma, sempre alla Cornish, un’orchestra di sole percussioni, e compone con essa “First Construction (in metal)”, un brano eseguito usando esclusivamente strumenti non convenzionali, come cerchioni di automobili, tazzine, bidoni, ecc… Lo stesso anno realizza anche “Imaginary Landscape no. 1”, un quartetto per un piano, un piatto e due fonografi a velocità variabile. Nel 1940 realizza le musiche per il balletto “Bacchanale”, e per la prima volta utilizza la tecnica del “piano preparato” tanto cara a Satie. Questa singolare pratica consiste nell’inserire svariati oggetti tra le corde del pianoforte, al fine di modificare il timbro dello strumento in modo casuale, rendendolo molto più percussivo. Si tratta comunque di una images (5)provocazione nei confronti della tradizione classica, ed in particolare all’inviolabilità del suo strumento principe, il pianoforte. In questo periodo Cage conosce il coreografo Merce Cunningham, padre della danza post-moderna, con il quale si unisce in un sodalizio artistico e sentimentale che durerà fino alla dipartita del musicista. Grazie a questa frequentazione, Cage unisce per la prima volta la sua musica alla danza. Gli esperti hanno definito “romantico” questo periodo, dove l’artista, influenzato dalle opere di geni come Cowell e Varèse, usa ancora la musica come fine espressivo. Le sue strutture ritmiche si sposano perfettamente con il ballo, nonostante sia quasi totalmente messa da parte ogni melodia. Cage comincia anche a esplorare il il mondo infinito dei rumori, sperimenta pure con l’elettronica, e struttura le sue composizioni servendosi di formule matematiche, come ad esempio la regola aurea. Tra il 1946 ed il 1948 realizza “Sonatas and Interludes”, il suo lavoro per piano preparato di apprezzato. Trattasi di venti tracce, sedici suonate e quattro interludi, dalla durata definita da una serie di numeri, così come anche le parti di ogni pezzo. Al contrario il processo compositivo fu totalmente improvvisato al pianoforte prom47_john-cage_getty_608preparato, per l’occasione, attraverso bulloni, pezzi di gomma, pezzi di plastica e noci. Prima del finire del decennio, Cage comincia ad interessarsi alle culture orientali, e di preciso al Buddhismo Zen, dove la musica è intesa come affermazione totale della vita, che annullata da fini e scopi, viene riempita da essa. Nel 1947, durante la lavorazione di “Sonatas and Interludes”, l’artista realizza la sua prima composizione per orchestra, “The Seasons”, eseguita per accompagnare un balletto di Cunningham. La concezione ciclica del brano rievoca palesemente l’andamento della natura. Nel 1950, grazie alla lettura del libro cinese dei cambiamenti, il I Ching, Cage vuole ancor di più comporre senza l’intervento della sua volontà, in modo del tutto imprevedibile e imagescasuale. L’intento è quello di aggirare il desiderio di emozione nella musica e togliere ogni traccia di identificazione personale e soggettiva. Se non lo avete ancora capito, siamo di fronte ad un genio o forse un folle, dipende dai punti di vista. Riassumendo ancora il concetto di Cage, la musica è natura e come tale deve essere il meno possibile inquinata dall’uomo, che ha il ruolo, non dell’esecutore, ma semplicemente di colui che libera il suono. Così facendo, Cage distrugge la figura centrale del compositore, che in Europa ha invece ancora un ruolo primario. La cultura Zen assomiglia tanto anche all’arte dada, dato che entrambi disprezzano la ragione ad appannaggio dell’automatismo ed accettano l’assurdo. Tutto ciò viene riepilogato in un altro lavoro di Cage, ossia “Music of Changes”, datato 1951. Diviso in quattro “book” quadrati, suddivisi in 64 celle per ogni lato. Al loro interno viene inserito un valore che determina la durata, il suono ed il volume, che vengono azionati attraverso un meccanismo computerizzato. Ciò images (1)avviene per la colonna orizzontale, mentre quella verticale regola gli effetti polifonici ed i ritmi. Lo stesso anno Cage realizza “Imaginary Landscape n° 4”, dove due radiotrasmittenti sono gestite da due compositori. Il primo controlla le frequenze mentre il secondo regola il volume, entrambi seguendo le indicazioni di una partitura. Persino una piccola imperfezione sulla carta dello spartito può servire da spunto per una composizione casuale. A differenza del precedente, questo periodo viene denominato “aleatorio”, dove lo scopo per Cage è quello di creare una musica che non ha mai ascoltato, virando verso l’abbandono del controllo umano sulla natura del suono. Ascoltare “Concerto per Pianoforte e Orchestra” del 1958 per farvi un’idea. Una tappa fondamentale per il suo cammino artistico, è stata sicuramente la visita all’Università di Harvard, dov’era allestita una camera anecoica, ossia una stanza insonorizzata ed acusticamente trattata. Al suo interno è possibile avvicinarsi il più possibile al “silenzio assoluto”, vista la quasi totale assenza di eco. Cage rimane profondamente deluso da questa esperienza, perchè diventa consapevole che è impossibile ascoltare il silenzio. Si dice infatti che dentro ad una camera anecoica i suoni si sentono eccome, ma si tratta di suoni del corpo, come il battito del images (7)cuore, il respiro ed il sangue in circolazione. In seguito a questa vicenda, nel 1952 Cage realizza forse il suo brano più noto, “4’33””. Questa opera, più teatrale che musicale, è stata concepita per qualsiasi strumento e consiste in 273 secondi di non-suono dello strumento. Solita provocazione dell’artista americano, che dichiara di aver scelto tale numero di secondi in richiamo allo zero assoluto, -273,15 °C. Con questo componimento, il Nostro rivoluziona il concetto di ascolto, mettendo in discussione i fondamenti della percezione. Cage ha spesso confermato che, per creare 4’33”, si è ispirato all’opera del pittore Robert Rauschenberg, che nel 1951 ha dipinto una serie di quadri bianchi capaci di cambiare a seconda delle condizioni di luce dell’ambiente di esposizione. E’ facile criticare l’arte di Cage in base al risultato finale, senza perciò prendere in considerazione cosa lo spinge ad effettuare questi lavori. Dietro c’è sempre un complicato lavoro filosofico, un continuo porsi delle domande. A metà degli anni 50′ diventa uno dei più importanti pionieri degli Happening, ossia incontri artistici che uniscono musica, danza, teatro, poesia ed arti visive, in modo del tutto libero, dove persino gli spettatori assumono un ruolo attivo. L’intento di questi happening, è quello di far confluire l’arte con la quotidianità. Dopo il primo spettacolo del genere, Theatre Piece n°1 del 1952, nascerà nove anni più tardi il gruppo Fluxus, una rete john cage, paris 1981internazionale di artisti che svilupperanno questi incontri. Cage continuerà anche negli anni successivi a mischiare musica ed arte, come nel caso di “Musicircus” del 1967, quando unisce casualmente musicisti che suonano musiche diverse. Diverso invece il discorso per “HPSCHD”, un lavoro multimediale del 1969, nel quale Cage utilizza 7 clavicembali che suonano motivi classici sorteggiati a caso, 52 cassette di suoni generati da un computer, 6400 diapositive riflessi da 64 proiettori e 40 film, il tutto a ripetizione per 5 ore. Gli spettatori erano liberi di entrare o lasciare l’auditorium, qualora lo ritenessero opportuno. Scopo dell’opera: eliminare un centro di interesse tramite la distrazione. A cavallo degli anni 70′, Cage è considerato ad unanime il miglior artista d’avanguardia, una vera e propria leggenda. Non curante dei complimenti e delle lodi, continua con i suoi “bizzarri” lavori, e si images (6)concentra questa volta nel creare canzoni attraverso la tecnica mesostica, ovvero una variante degli acrostici, dove non è la lettera iniziale della frase ad essere utilizzata successivamente, ma bensì lettere o parole centrali. Alcune di queste liriche vennero scritte e destinate a Demetrio Stratos, indimenticabile cantante italo-greco. Sul finire del decennio, Cage vira i suoi lavori verso tematiche socio-politiche ed ambientaliste, con lo scopo di insegnare il rifiuto dell’autosufficienza dell’arte. Come nel caso di “Freeman Etudes” del 1980, una composizione per violino praticamente ineseguibile, proprio come i problemi riguardanti politicà e società. Tra il 1987 ed il 1990, realizza una serie di lavori chiamati “Europers”, nei quali si diverte a scomporre e riassemblare 1980_cage_lascia_o_raddoppia_1959opere del settecento, in modo del tutto casuale, con gli esecutori guidati, invece che da un direttore d’orchestra, da un orologio digitale. Le sue ultime produzioni, risalenti ai primi novanta, sono di tipo astratto, e catalogati in base al numero di musicisti presenti nell’opera. Per esempio, in “74” del 1992, si serve dell’intera American Composer Orchestra, servendo ad ognuno degli elementi, per l’appunto 74, quattordici suoni isolati, ed un lasso di tempo dove l’esecutore è libero di decidere quando e come suonare. Il 12 agosto dello stesso anno, Cage muore all’età di quasi  ottant’anni, a New York. Ma i funghi cosa c’entrano in tutto questo? Ebbene, quando nel 1958 un Cage senza soldi e pieno di idee fu ospite a Milano, pensò bene di partecipare al quiz televisivo “Lascia o Raddoppia”, in qualità di esperto fungiatt. Vinse ben cinque milioni di lire, che per l’epoca era un bel gruzzoletto, e così poté poi finanziare i suoi esperimenti. Dato che Cage era abbastanza noto anche in Italia, la Rai gli permise di eseguire un suo brano, images (3)“Water Walk”, all’interno del programma. Memorabile il dialogo finale tra il musicista e lo sbigottito presentatore Mike Bongiorno: MB “Bravissimo Sig Cage, ci ha dimostrato di essere, oltre che un abile intenditore di funghi, anche un musicista di musica “stramba”. Ma adesso mi dica: torna in America o resta in Italia”- JC “Io vado, ma mi musica resta”- MB “A quindi lei va via, mentre la sua musica rimane? Avrei preferito il contrario”.

Questa è “Water Walk”, 1960, John Cage.

http://www.youtube.com/watch?v=SSulycqZH-U





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29 10 2013

Qualcuno di voi avrà sicuramente preso parte ad almeno uno dei tanti corsi sulla sicurezza e la salute sul posto di lavoro. Lezioni, per la maggior parte dei casi, molto noiose, dove c’è qualcuno che senz’altro si addormenta o comincia a fare scarabocchi sui fogli. E’ sempre consigliato comunque stare attenti, perchè spiegano regole che in alcuni casi potrebbero essere estremamente utili. In Italia il tutto è regolato dal Decreto Legislativo 81/2008, anche noto come Testo Unico in Materia di Salute e Sicurezza sul Lavoro (Tusl), entrato in vigore il 15 maggio 2008, sostituendo l’ormai vetusta 626. I corsi sono obbligatori ed a carico delle aziende, ed espongono le varie disposizioni generali come il corretto utilizzo delle attrezzature e delle protezioni, oppure i rischi ai quali si espone un qualsiasi lavoratore. Anche il corso di primo soccorso rientra nel decreto, e consiste nello spiegare come prestare aiuto, con criterio e buon senso, a qualunque persona che versa in gravi condizioni di salute, prima dell’arrivo dei soccorritori. Mae Cheng, una ragazza californiana di origini asiatiche, avrà sicuramente frequentato un corso del genere per aver compiuto quanto segue. Il 5 novembre 2008, in compagnia del fratello, stava viaggiando in auto quando un altro veicolo, guidato da una persona in stato di ebrezza, invase la loro corsia. L’impatto fu inevitabile e causò un triplice ribaltamento del mezzo. Mae rimase miracolosamente illesa, mentre il fratello, che non indossava la cintura di sicurezza, fu violentemente sbalzato fuori dall’abitacolo. A primo impatto Mae pensò che fosse morto ma, non appena si accorse che respirava ancora, gli mise in bocca un tubo preso chi sa dove tenendogli la testa alzata. Tale operazione, come confermarono successivamente i para-medici, servì a salvare la vita di suo fratello, Chi Cheng, il bassista dei Deftones. 

deftonesUn altro incidente segnò il destino di questa band. Infatti Stephen Carpenter, un quindicenne californiano amante del rap quanto dell’heavy metal, fu investito da auto mentre andava in skateboard. Durante il lungo periodo di immobilità, Stephen pensò bene di imparare a suonare la chitarra, destreggiandosi presto ad eseguire cover dei Metallica e degli Antrax. Chino Moreno ed Abe Cunningham, due compagni di scuola del malcapitato, saputo dell’interessamento musicale dell’amico vollero cominciare a suonare con lui, dato che il primo aveva già avuto qualche esperienza come cantate ed il secondo aveva preso lezioni di batteria. In breve tempo venne arruolato come bassista Chi Cheng. Nel 1988 nascono così i Deftones, dall’unione delle parole “def”, che nel linguaggio hip pop sta a fantastico, e “tones”, desinenza della maggior parte dei gruppi doo-woop. Grazie ai soldi con i quali l’assicurazione risarcisce Carpenter, i giovani si comprano tutta l’attrezzatura necessaria per incominciare a suonare ed a registrare nel 1993 deftones1il loro primo demo, “(Like) Linus”. Successivamente effettuano alcuni concerti assieme ad un altro gruppo appena formatosi, i Korn. Nel 1994 arriva il primo importante contratto ad opera della Maverick (succursale della Warner Bros.), grazie all’interessamento diretto della direttrice Veronica Ciccone, aka Madonna, che impressionata dalla potenza del loro sound, li affida al produttore Terry Date (Pantera, Soundgarden). Con questa formazione non poteva non uscire un album come “Adrenaline” (1995). Considerato il primo disco nu-metal della storia, è stato registrato ai Bad Animal Studio di Seattle, e le influenze al primo ascolto sono molte, dai Metallica ai Nirvana passando dai Fugazi. Vengono estratti due singoli, “Bored” e “7 Words”, ma purtroppo i media non li trasmettono a causa dei testi offensivi. L’anno successivo però i Deftones si consolano cantando due canzoni inedite per altrettante colonne sonore. La prima, “Teething”, viene inserita nel film “The Deftones+PROMO+2010+DEFTOCrow-The City of Angels”, dove il gruppo appare anche nelle riprese interpretando se stessi, mentre la seconda, “Can’t Even Breath” viene utilizzata nella soundtrack della pellicola “Fuga da Los Angeles” di Carpenter. Nel frattempo Chino Moreno collabora con gli ormai amici dei Korn, cantando una cover di Ice Cube, “Wicked”, nel secondo album della band, “Life is a Peachy”. La popolarità dei Deftones è in continuo aumento, cosicché “Adrenaline” viene premiato il 7 luglio 1999 con il Disco d’Oro, che nove anni dopo diventa addirittura di platino. Nel 1997 esce il secondo disco dei Deftones, “Around The Fur”, dedicato interamente a Dana Wells, figliastro di Max Cavalera, ex cantante dei Sepoltura, morto in seguito ad un incidente stradale. Per l’occasione Cavalera realizza e canta il primo singolo estratto, “Headup”. Le radio e le televisioni supportano bene anche altre canzoni come “My Own Summer”, presente nella colonna sonora di Matrix, e “Be Quiet and Drive”. Come Adrenaline, anche Around The Fur diventa nel giro di imagesuna decina d’anni, prima Disco d’Oro e poi di Platino. Nel 1999 i Deftones partecipano all’OzzFest, l’importante festival rock gestito dal ex cantante dei Black Sabbath Ozzy Osbourne. Il 22 giugno dello stesso anno esce la loro prima raccolta di brani eseguiti dal vivo, dall’ovvio titolo “Live”. Intanto Chino Moreno si permette il lusso di creare una band parallela, i Team Sleep. Nel 2000 arriva “White Pony”, da pubblico e critica considerato il loro Lp perfetto. Il successo è dovuto ad un lieve cambiamento di stile verso il trip-hop, la new wave ed il post-punk, ed all’inserimento nella band di Frank Delgado nel ruolo di disck jokey. Il disco vende 177 mila copie solo nella prima settimana, e si piazza al 3° posto nella classifica di Billboard, diventando subito Disco di Platino. L’album si presenta con una copertina interamente grigia e con una track list di 11 brani, quali i singoli “Passenger” cantata da Maynard James Keenan dei Tool, “Knife Party”, “Rx Queen” scritta da Scott Weiland dei Stone Temple PIlots, “Change (In the House of Filies)” colonna sonora di “La Regina dei Dannati”, “Back To School” e “Digital Bath”. Grazie a questo successo i Deftones images (1)intraprendono un tour mondiale, che li vedrà impegnati anche in Italia all’Indipendent Day di Bologna, dividendo il palco con i Blink 182, i Limp Bizkit, i Muse, i Punkreas ed i Verdena. Nel 2001 volano allo Staples Center di Los Angeles a ritirare il Grammy nella categoria Best Metal Performance. Dopo il meritato successo, anche il resto del gruppo per rigenerarsi pensa bene di dedicarsi a progetti personali. Chi Cheng pubblica una raccolta di poesie “The Bamboo Parachute”, Stephen Carpenter forma i Kush, una band rap-metal, assieme a B-Real dei Cypress Hill e Raimond Herrera e Christin Olde dei Fear Factory. Anche Abe Cunningham crea una band, i Phallucy, con i quali riesce ad incidere pure un album, “Valium”. All’inizio del 2001 i Deftones tornano insieme giusto per partecipare alla 3° edizione del Rock in Rio, assieme a Beck, Guns N’ Roses, Iron Maiden, Queen of the Stone Age, Papa Roach e Sepoltura. Il 27 agosto viene pubblicato il Dvd “Music High Places: Live in Hawaii”, registrato durante una vacanza nell’isola americana. Dopo alcune incertezze, legate soprattutto al nome da dargli, il 23 maggio esce il quarto album del gruppo. Dapprima doveva chiamarsi Lovers, ma poi, per non rischiare di finire a fare a cazzotti, scelsero la cosa più ovvia, images (2)ovvero denominarlo semplicemente Deftones. Dopo una sola settimana l’album vendette più di 160 mila copie, raggiunse la seconda posizione su Billboard ed il 7 luglio la RIAA consegna alla band il Disco d’Oro. Due i singoli estratti, “Minerva” e “Hexagram”, entrambi accompagnati da videoclip. In estate i quattro partono per il Summer Sanitarium Tour, in compagnia dei Metallica, Limp Bizkit, Linkin Park e Mudvayne. Quando tornano hanno pure il tempo per partecipare all’Mtv Icone dedicato ai The Cure, cantando “If Only Tonight We Could Sleep”, ed un loro brano, “Lucky You”, finisce all’interno della colonna sonora di Matrix Reloaded. Nel 2005 viene pubblicato “B-Side & Rarities”, una raccolta di inediti rarità e cover con allegato anche un Dvd con la videografia del gruppo. Lo stesso anno viene pubblicato anche il primo ed omonimo album dei Team Sleep, l’altra band di Chino Moreno. Il 31 ottobre images (3)2006 invece, esce il quinto disco dei Deftones, “Saturday Night Wrist”, e per la prima volta in cabina di regia non c’è Terry  Date me bensì Bob Ezrin. Nel album sono presenti una traccia realizzata con Serj Tankian dei Sistem of a Down ed anche la prima traccia strumentale del gruppo, “U. U. D. D. L. R. L. R. A. B., Select, Start”. Gli unici singoli estratti furono “Mein” e “Hole in the Earth”. L’Lp vende 76 mila copie nella prima settimana e si piazza al 10 posto della classifica di Billboard. Per promuovere ulteriormente l’album, i Deftones partecipano al Family Values Tour, una serie di concerti per lanciare nuovi gruppi metal, ideato e condotto dai Korn. Della partita faranno parte anche i 10 Years, i Dir en Grey, i Flyleaf e i Stone Sour. Il tutto fu pubblicato nel Cd-Dvd “Family Values Tour 2006”. E’ proprio durante la lavorazione di “Eros”, sesta fatica del gruppo, che Chi Cheng venne coinvolto nel tragico incidente. Dato che il bassista entra in stato di coma, il progetto venne accantonato. Per sostituire images (5)temporaneamente Cheng, i Deftones arruolano Sergio Vega, ex membro dei Quicksand. Per raccogliere fondi da destinare alle costose cure mediche dello sfortunato ragazzo, il 19 e 20 ottobre 2009, i Deftones organizzano due serate consecutive di concerti, alle quali partecipano i Sistem of a Down, gli Slayer, gli Incubus, i Sugar Ray, i Metallica, i Motley Crue, i Cypress Hill, i  Linkin Park e Xzibit. Successivamente Gina Blackmore, una fan del gruppo, fondò il sito OneLoveForChi.com, dove era possibile effettuare delle donazioni, con in cambio la possibilità di scaricare una canzone scritta da Reginald “Fieldy” Arvizu, bassista dei Korn, inititolata “A Song for Chi”. Con l’ausilio questa volta di Nick Raskulinecz, i Deftones realizzano finalmente il loro sesto album, “Diamond Eyes”, che esce nei negozi il 4 maggio 2010 dopo una serie di trovate pubblicitarie al fine di creare molta apprensione  tra i fan. I frutti si vedono, ed il disco viene accolto benissimo sia da critica che dal pubblico, vendendo 66 mila copie nella prima settimana e raggiungendo la sesta posizione di Billboard. Al basso, come detto, è images (4)saldamente stabile Sergio Vega. Tra settembre ed ottobre, il gruppo intraprende il BlackDiamondSkye Tour al fianco degli Alice in Chains e Mastodont, dichiarando che per ogni biglietto venduto, un dollaro sarebbe stato donato per la causa di Cheng. Da “Diamond Eyes” vennero estratti due singoli entrambi accompagnati da videoclip, ossia “Sextape” e “You’ve Seen The Butcher”. Nel 2011 l’instancabile Chino Moreno, forma assieme a Shaun Lopez dei Far un’altra band, stavolta di musica elettronica, i Crosses, riuscendo a pubblicare due Ep. Il 16 aprile dello stesso anno, i Deftones realizzano un vinile, “Covers”, che raccoglie tutte le cover che il gruppo ha suonato in studio nel corso degli anni. Il 2 agosto 2012 i Deftones intraprendono un mini tour negli Stati Uniti assieme ai Sistem of Down, partendo da Philadelphia e finendo a ferragosto a Chicago. Quando ritornano in California, hanno abbastanza materiale per realizzare un ulteriore album, e così il 13 novembre deftonesesce “Koi No Yokan”, accompagnato dai singoli “Tempest” e “Leathers” e da un tour di supporto agli Scars on Brodway.  All’inizio del 2013 esce, in formato unico 33 giri, una raccolta di rarità risalenti al loro primo disco, “Live-Volume 1-Selction from Adrenaline”, informando che l’operazione si sarebbe ripetuta anche per gli altri album. Il 13 aprile 2013, dopo quattro anni di coma, Chi Cheng muore per un arresto cardiaco nell’ospedale della sua città, Sacramento. In poche ore il sito web, che fino ad allora era servito a raccogliere fondi, viene invaso da messaggi di cordoglio di fan, amici e colleghi. Chino Moreno annuncia subito, che nel breve tempo possibile, uscirà “Eros”, l’ultimo album al quale aveva partecipato Cheng e che fino ad allora era rimasto incompiuto. Forse sarebbe stato meglio che Mae Cheng non avesse mai praticato quella manovra, ma questo è stato l’atroce destino.

Questa è “Passenger”, 2000, Deftones.

http://www.youtube.com/watch?v=ycUk7ppM3To





And Music For All…..

29 09 2013

Tra gli strumenti in grado di riprodurre il suono di un disco in vinile, ce n’è uno in particolare che è tornato in auge negli ultimi anni, trattasi del jukebox. Tale apparecchio nasce nel 1927, quando la fabbrica americana Ami lancia sul mercato il fonografo a moneta. Complice la crisi mondiale, l’azienda non riuscì a commercializzare il proprio prodotto, finché nel 1933 la Wurlitzer, storica società tedesco-americana, presentò il suo primo mezzo e nel giro di tre anni vendette più di 50 mila jukebox. Dopo la Wurlitzer, altri colossi industriali come la Seeburg o la Rock-Ola cominciarono a produrre questi gioiellini, tanto da dar vita ad una concorrenza agguerritissima che portò ad un esubero di esemplari. Solo il conflitto mondiale fermò la produzione, ma una volta finita la guerra il jukebox era ancora più che mai richiestissimo soprattutto dai gestori dei locali dove la clientela, ovviamente giovanile, faceva la coda pur di utilizzarlo. Il funzionamento di tale macchinario è abbastanza semplice: al momento dell’inserimento della moneta si può scegliere, solitamente tramite un codice, la canzone che si desidera ascoltare. Il meccanismo a “margherita” contenente i dischi gira fino a che il braccetto meccanico non si trovi sul disco selezionato, che verrà poi posizionato sul piatto del giradischi dando così inizio alla riproduzione. Una volta terminata la canzone, lo stesso braccio riporta il disco nella sua posizione originale e il tutto può ricominciare. Anche in Italia il jukebox ebbe un successo strepitoso, soprattutto sulle spiagge, dove d’estate la musica veniva ascoltata non solo alla radio. Ecco perchè nel linguaggio comune viene spesso utilizzato il termine “gettonato” per indicare una qualsiasi cosa molto richiesta ed apprezzata. La canzone più gettonata di sempre compie quest’anno 50 anni e porta la firma di un grande interprete della canzone italiana, Gino Paoli. Il cantante genovese nel 1963, fresco di contratto con la RCA, scrive il testo di “Sapore di Sale” pensando al suo amore, Stefania Sandrelli, e lo incastona in un allegro giro di Do successivamente arrangiato dal maestro Ennio Morricone. Il brano divenne subito un grande successo grazie anche alla partecipazione di Paoli al Cantagiro. Fortuna volle che nei giorni della registrazione, era in vacanza a Roma un giovane sassofonista che impreziosì la canzone con un assolo considerato tra i migliori mai realizzati. Questo artista porta il nome di Gato Barbieri.

Gato+BarbieriLeandro “Gato” Barbieri nasce a Rosario, In Argentina, il 28 novombre 1932. Figlio di un carpentiere con la passione per il violino, Gato prende in mano il suo primo strumento, un clarinetto, all’età di 12 anni, dopo aver ascoltato per la prima volta la hit di Charlie Parker, “Now’s The Time”.  Dopo essersi trasferito a Buenos Aires nel 1947, comincia a prendere lezioni private di sax alto e sei anni più tardi inizia a farsi conoscere grazie all’ingaggio nell’orchestra di un altro mostro sacro della musica argentina, Lalo Shifrin. A causa del regime imposto da Juan Peron, era proibito suonare jazz, quindi l’ensemble ha dovuto mischiare il tutto con musiche tradizionali. Passando definitivamente al sax tenore, verso i vent’anni Gato inizia a suonare con alcuni cantanti, come per esempio Andy Russell, Yvonne Cury e la brasiliana Leny Everson. Agli inizi degli anni 60′ entra nel gruppo del cantante e pianista Sergio Mihanovich, realizzando il suo primo successo, “Sometime Ago”. Poi nel 1962 la svolta. Al seguito della moglie Michelle, di sua figlia, e di un amico, lascia la sua patria, destinazione Roma. In tasca pochi spiccioli ma grazie alle sue doti di musicista, Gato non impiega molto a trovare ingaggi in merito anche delle sue amicizie influenti soprattutto tra i registri della capitale, come Gianni Amico, Bernardo Bertolucci e Pier Paolo Pasolini. A volte suonava persino in due club a sera, ed era spesso invitato in sala di incisione. Proprio durante una di quelle imagessedute realizza il solo per Gino Paoli. Curiosamente i due non si sono mai incontrati, nonostante Barbieri suonò anche in due altri canzoni del cantautore, “Ricordati” e “Vivere Ancora”. Prima di lasciare Roma, per andare a suonare a New York nella band di Don Cherry, con il quale registrerà due magnifici album per la Blue Note, il sassofonista argentino partecipa, con il suo fedele sax, in un gran numero di film italiani. Nel 1964 in “Prima della Rivoluzione” di Bertolucci, pellicola con Adriana Asti musicata sempre da Morricone, nel 1965 per  Francesco Rosi in “Momento della Verità” con musiche di Piero Piccioni, per Giuliano Montaldo in “Una Bella Grinta” con Renato Salvatori musiche di Piero Umiliani ed in “Appunti per un Film sul Jazz” di Gianni Amico, mentre nel 1969 è al fianco di Pasolini in “Appunti per Un’Orestiade Africana”. Negli anni 70 Gato Barbieri  lascia il bel paese per dedicarsi allegramente al vagabondaggio, dimenticandosi  per un momento il tanto amato jazz, a images (3)scapito della World Music. Nel giugno del 1971, durante la sua partecipazione al Festival di Montreux, incide uno dei suoi dischi migliori, “El Pampero”. La traccia omonima è l’unico brano ad opera dell’artista, alla quale si uniscono una splendida versione di “Brasil” di Ary Barroso, alcuni tanghi come “Mi Buenos Aires Querito” ed un canzone andina di Atahualpa Yupanqui, “El Arriero”, dove addirittura il Nostro usa la sua voce. Cantare comincia a piacere al “Gato”, tanto che lo rifarà nei suoi prossimi due dischi. Nel maggio del 1972, in una solo seduta di registrazione, escono “Bolivia” e “Under Fire”. Nel primo di destreggia in una canzone scritta con la moglie, “Vidala Triste”, mentre nell’altro esegue un altro brano di Atahualpa, “Yo le Canto a la Luna”, e si sente brevemente in “Maria Domingas” di Jon Ben. Sempre lo stesso anno, Barbieri porta a casa anche un Grammy Awards, dato che è opera sua la colonna sonora di un dei più controversi film di Bertolucci, “Ultimo Tango a Parigi”. Seguono, in images (4)ordine cronologico,i tre capitolo di marca Impulse!, ovvero “America Latina” e “Hasta Siempre” del 1973, e “Viva Emiliano Zapata” del 1974. Prima degli anni ottanta, Barbieri torna a lavorare in Italia, dove la sua fama non è mai diminuita, soprattutto tra gli artisti colleghi. In primis Antonello Venditti, col quale registra “Modena”, contenuta nell’album “Buona Domenica” del 1979. Brano che verrà eseguito dal vivo assieme ad “Alta Marea” nel tour del 92′ del pianista romano “Da San Siro a Samarcanda”. I due torneranno a collaborare assieme nel 2003 per la realizzazione dell’album “Che Fantastica Storia è la Vita”, nel quale l’assolo di sax ha il merito di chiudere il disco. Un altro artista nostrano rimane affascinato dal suono del Gato, tanto da dividere con lui il palco dell’Arena di Verona. Stiamo parlando di Pino Daniele, che lascerà esprimersi al meglio il sassofonista in “Chi Tene ‘O Mare”, poi inclusa nell’album “Sciò”. Nonostante Daniele avesse al suo fianco James Senese, richiese ancora l’ausilio di Barbieri in due brani del’album “Ferryboat” del 1982, precisamente in “Amico Mio” e “Che Ore So'”. La sua produzione musicale ha avuto il suo massimo splendore a metà degli anni 70’, quando arruolatosi nella scuderia di Herp Alpert, la A&M Records, incide i suoi album migliori, tra i quali “Caliente!” del 1976, dove assieme a Carlos Santana realizza forse la sua canzone più celebre, Antonello e Gato“Europa”. Con lo stesso Alpert, licenzia l’anno successivo il magnifico “Ruby Ruby”, ma poi causa il lutto per la morte dell’amata Michelle avvenuta nel 1980 ed ad una delicata operazione al cuore, Gato si concede solo qualche breve apparizione come quelle sopra citate e qualche disco appena sufficiente. Torna a comporre solo come lui sa fare nel 1990, musicando il film “Sette Servi” di Daryush Shokof e poi l’ottimo “Qué Pasa” del 1997. Nel 2002 accompagnato da Peter White, Sheila E. e Russ Freeman, dedica alla madre, morta dieci anni prima, il disco “L’Ombra del Gato”, vincendo il Latin Jazz Album per la rivista Billboard. All’interno del lavoro, si trova anche una canzone dedicata all’amico Chico O’Farrell, per l’appunto “El Chico” . Nella sua immensa carriera Gato Barbieri ha avuto l’onore di suonare con artisti di tutte le razze e stili musicali differenti come ad esempio Steve Lacy, Perez Prado, Coleman Hawkins, Herbie Mann, Dizzie Gillespie, Joao Gilberto, Abdullah Ibrahim, Charlie Haden, Stanley Clark, Airto Moreira e Lonnie Liston Smith. Nel luglio del 2003, la Long Island University ha conferito all’artista un Premio alla Carriera, mentre alla fine del 2004 la Universal Music ha realizzato un cofanetto intitolato “20th Century Masters” per omaggiare il musicista argentino. Tale onore era capitato solo a Charlie Parker, Sarah Vaughn e Carmen McRae. La sua ultima fatica è datata 2009 e si chiama “New York Meeting”. Lo stesso anno ha ricevuto il Premio UNICEF presso il Consolato Argentino. Attualmente sta registrando con il registra Nancy Savoca il documentario “El Gato: Un Contributo alla Vita Jazz”. Al images (5)momento Barbieri abita proprio a New York, assieme alla sua seconda moglie Laura ed al figlio nato da questa relazione. Chissà se il Gato ci regalerà un’altra perla musicale degna del suo nome ma nel frattempo vi do un consiglio: se entrate in un locale e vedete un juke box, evitate di imitare Fonzie tirandogli un pugno perchè, come ben sapete, costano parecchio.

Questa è “Europa”, live 1977, Gato Barbieri.

http://www.youtube.com/watch?v=fUoYZXZOtrg