And Music For All…..

30 11 2013

Quando la maggior parte delle persone si deprime all’arrivo della stagione autunnale, il qui presente invece si sente magicamente rapito da questi meravigliosi quattro mesi. Adoro il loro decadentismo, le giornate che man mano si accorciano, il clima nebbioso e freddo, ma soprattutto non resisto al fascino dei boschi. Emanano un odore particolare, per non parlare poi dei colori delle foglie che cominciano, ovviamente, a cadere dagli alberi. Quest’anno però non tutto sta andando nel verso giusto. Come avrete sicuramente sentito, o addirittura visto coi vostri occhi, manca all’appello uno dei simboli dell’autunno, ovvero la castagna. A causa di un parassita proveniente dalla Cina,il cinipide galligeno, gli alberi di castagno non hanno fruttificato, e solo adesso è stato introdotto in natura il Torymus Sinensis Kamijo, l’insetto, anch’esso orientale, antagonista del parassita. Gli esperti parlano chiaro, e avvertono che non passeranno meno di tre anni prima che si avrà ancora un buon raccolto di castagne. Nel frattempo ci possiamo consolare con i funghi, stando bene attenti a non raccogliere le specie velenose. Chi non ha mai sbagliato riconoscerli, è stato sicuramente quel genio di John Cage.

3066635-2dc8ae6762c9133e5a76c83a7505a71c9fe5dd2d-s6-c30Tutto ebbe inizio il 5 settembre di centouno anni fa, quando John Cage nacque a Los Angeles, figlio unico di genitori molto noti, infatti il padre era un famoso inventore mentre la madre si era contraddistinta nel mondo dell’informazione come un’ottima reporter. Il virtuosismo ottocentesco di John al pianoforte, si nota già in età precoce, ma a sedici anni decide invece di diventare uno scrittore. Raggiunta la maggiore età lascia gli Stati Uniti, destinazione Europa. Rimane affascinato da Parigi, dove si interessa di architettura, di pittura, di teatro e di poesia, ma è sempre la musica che naviga nei suoi pensieri, questo grazie anche al massicio ascolto di Bach, Stravinskij ma soprattutto Eric Satie. Nel 1933, dopo che era appena ritornato in California, spedisce alcune sue composizioni a Henry Cowell, che lo invita a prendere lezioni private dapprima con Adolph Weiss e successivamente con Arnold Schonberg. Si trasferisce così a New York, dove images (2)comincia a raffinare la sua tecnica al piano, tipicamente seriale. Nel 1936 si trasferisce ancora una volta, destinazione Seattle, dove trova lavoro come compositore per musiche da balletti alla Cornish School of the Art. Tre anni più tardi forma, sempre alla Cornish, un’orchestra di sole percussioni, e compone con essa “First Construction (in metal)”, un brano eseguito usando esclusivamente strumenti non convenzionali, come cerchioni di automobili, tazzine, bidoni, ecc… Lo stesso anno realizza anche “Imaginary Landscape no. 1”, un quartetto per un piano, un piatto e due fonografi a velocità variabile. Nel 1940 realizza le musiche per il balletto “Bacchanale”, e per la prima volta utilizza la tecnica del “piano preparato” tanto cara a Satie. Questa singolare pratica consiste nell’inserire svariati oggetti tra le corde del pianoforte, al fine di modificare il timbro dello strumento in modo casuale, rendendolo molto più percussivo. Si tratta comunque di una images (5)provocazione nei confronti della tradizione classica, ed in particolare all’inviolabilità del suo strumento principe, il pianoforte. In questo periodo Cage conosce il coreografo Merce Cunningham, padre della danza post-moderna, con il quale si unisce in un sodalizio artistico e sentimentale che durerà fino alla dipartita del musicista. Grazie a questa frequentazione, Cage unisce per la prima volta la sua musica alla danza. Gli esperti hanno definito “romantico” questo periodo, dove l’artista, influenzato dalle opere di geni come Cowell e Varèse, usa ancora la musica come fine espressivo. Le sue strutture ritmiche si sposano perfettamente con il ballo, nonostante sia quasi totalmente messa da parte ogni melodia. Cage comincia anche a esplorare il il mondo infinito dei rumori, sperimenta pure con l’elettronica, e struttura le sue composizioni servendosi di formule matematiche, come ad esempio la regola aurea. Tra il 1946 ed il 1948 realizza “Sonatas and Interludes”, il suo lavoro per piano preparato di apprezzato. Trattasi di venti tracce, sedici suonate e quattro interludi, dalla durata definita da una serie di numeri, così come anche le parti di ogni pezzo. Al contrario il processo compositivo fu totalmente improvvisato al pianoforte prom47_john-cage_getty_608preparato, per l’occasione, attraverso bulloni, pezzi di gomma, pezzi di plastica e noci. Prima del finire del decennio, Cage comincia ad interessarsi alle culture orientali, e di preciso al Buddhismo Zen, dove la musica è intesa come affermazione totale della vita, che annullata da fini e scopi, viene riempita da essa. Nel 1947, durante la lavorazione di “Sonatas and Interludes”, l’artista realizza la sua prima composizione per orchestra, “The Seasons”, eseguita per accompagnare un balletto di Cunningham. La concezione ciclica del brano rievoca palesemente l’andamento della natura. Nel 1950, grazie alla lettura del libro cinese dei cambiamenti, il I Ching, Cage vuole ancor di più comporre senza l’intervento della sua volontà, in modo del tutto imprevedibile e imagescasuale. L’intento è quello di aggirare il desiderio di emozione nella musica e togliere ogni traccia di identificazione personale e soggettiva. Se non lo avete ancora capito, siamo di fronte ad un genio o forse un folle, dipende dai punti di vista. Riassumendo ancora il concetto di Cage, la musica è natura e come tale deve essere il meno possibile inquinata dall’uomo, che ha il ruolo, non dell’esecutore, ma semplicemente di colui che libera il suono. Così facendo, Cage distrugge la figura centrale del compositore, che in Europa ha invece ancora un ruolo primario. La cultura Zen assomiglia tanto anche all’arte dada, dato che entrambi disprezzano la ragione ad appannaggio dell’automatismo ed accettano l’assurdo. Tutto ciò viene riepilogato in un altro lavoro di Cage, ossia “Music of Changes”, datato 1951. Diviso in quattro “book” quadrati, suddivisi in 64 celle per ogni lato. Al loro interno viene inserito un valore che determina la durata, il suono ed il volume, che vengono azionati attraverso un meccanismo computerizzato. Ciò images (1)avviene per la colonna orizzontale, mentre quella verticale regola gli effetti polifonici ed i ritmi. Lo stesso anno Cage realizza “Imaginary Landscape n° 4”, dove due radiotrasmittenti sono gestite da due compositori. Il primo controlla le frequenze mentre il secondo regola il volume, entrambi seguendo le indicazioni di una partitura. Persino una piccola imperfezione sulla carta dello spartito può servire da spunto per una composizione casuale. A differenza del precedente, questo periodo viene denominato “aleatorio”, dove lo scopo per Cage è quello di creare una musica che non ha mai ascoltato, virando verso l’abbandono del controllo umano sulla natura del suono. Ascoltare “Concerto per Pianoforte e Orchestra” del 1958 per farvi un’idea. Una tappa fondamentale per il suo cammino artistico, è stata sicuramente la visita all’Università di Harvard, dov’era allestita una camera anecoica, ossia una stanza insonorizzata ed acusticamente trattata. Al suo interno è possibile avvicinarsi il più possibile al “silenzio assoluto”, vista la quasi totale assenza di eco. Cage rimane profondamente deluso da questa esperienza, perchè diventa consapevole che è impossibile ascoltare il silenzio. Si dice infatti che dentro ad una camera anecoica i suoni si sentono eccome, ma si tratta di suoni del corpo, come il battito del images (7)cuore, il respiro ed il sangue in circolazione. In seguito a questa vicenda, nel 1952 Cage realizza forse il suo brano più noto, “4’33””. Questa opera, più teatrale che musicale, è stata concepita per qualsiasi strumento e consiste in 273 secondi di non-suono dello strumento. Solita provocazione dell’artista americano, che dichiara di aver scelto tale numero di secondi in richiamo allo zero assoluto, -273,15 °C. Con questo componimento, il Nostro rivoluziona il concetto di ascolto, mettendo in discussione i fondamenti della percezione. Cage ha spesso confermato che, per creare 4’33”, si è ispirato all’opera del pittore Robert Rauschenberg, che nel 1951 ha dipinto una serie di quadri bianchi capaci di cambiare a seconda delle condizioni di luce dell’ambiente di esposizione. E’ facile criticare l’arte di Cage in base al risultato finale, senza perciò prendere in considerazione cosa lo spinge ad effettuare questi lavori. Dietro c’è sempre un complicato lavoro filosofico, un continuo porsi delle domande. A metà degli anni 50′ diventa uno dei più importanti pionieri degli Happening, ossia incontri artistici che uniscono musica, danza, teatro, poesia ed arti visive, in modo del tutto libero, dove persino gli spettatori assumono un ruolo attivo. L’intento di questi happening, è quello di far confluire l’arte con la quotidianità. Dopo il primo spettacolo del genere, Theatre Piece n°1 del 1952, nascerà nove anni più tardi il gruppo Fluxus, una rete john cage, paris 1981internazionale di artisti che svilupperanno questi incontri. Cage continuerà anche negli anni successivi a mischiare musica ed arte, come nel caso di “Musicircus” del 1967, quando unisce casualmente musicisti che suonano musiche diverse. Diverso invece il discorso per “HPSCHD”, un lavoro multimediale del 1969, nel quale Cage utilizza 7 clavicembali che suonano motivi classici sorteggiati a caso, 52 cassette di suoni generati da un computer, 6400 diapositive riflessi da 64 proiettori e 40 film, il tutto a ripetizione per 5 ore. Gli spettatori erano liberi di entrare o lasciare l’auditorium, qualora lo ritenessero opportuno. Scopo dell’opera: eliminare un centro di interesse tramite la distrazione. A cavallo degli anni 70′, Cage è considerato ad unanime il miglior artista d’avanguardia, una vera e propria leggenda. Non curante dei complimenti e delle lodi, continua con i suoi “bizzarri” lavori, e si images (6)concentra questa volta nel creare canzoni attraverso la tecnica mesostica, ovvero una variante degli acrostici, dove non è la lettera iniziale della frase ad essere utilizzata successivamente, ma bensì lettere o parole centrali. Alcune di queste liriche vennero scritte e destinate a Demetrio Stratos, indimenticabile cantante italo-greco. Sul finire del decennio, Cage vira i suoi lavori verso tematiche socio-politiche ed ambientaliste, con lo scopo di insegnare il rifiuto dell’autosufficienza dell’arte. Come nel caso di “Freeman Etudes” del 1980, una composizione per violino praticamente ineseguibile, proprio come i problemi riguardanti politicà e società. Tra il 1987 ed il 1990, realizza una serie di lavori chiamati “Europers”, nei quali si diverte a scomporre e riassemblare 1980_cage_lascia_o_raddoppia_1959opere del settecento, in modo del tutto casuale, con gli esecutori guidati, invece che da un direttore d’orchestra, da un orologio digitale. Le sue ultime produzioni, risalenti ai primi novanta, sono di tipo astratto, e catalogati in base al numero di musicisti presenti nell’opera. Per esempio, in “74” del 1992, si serve dell’intera American Composer Orchestra, servendo ad ognuno degli elementi, per l’appunto 74, quattordici suoni isolati, ed un lasso di tempo dove l’esecutore è libero di decidere quando e come suonare. Il 12 agosto dello stesso anno, Cage muore all’età di quasi  ottant’anni, a New York. Ma i funghi cosa c’entrano in tutto questo? Ebbene, quando nel 1958 un Cage senza soldi e pieno di idee fu ospite a Milano, pensò bene di partecipare al quiz televisivo “Lascia o Raddoppia”, in qualità di esperto fungiatt. Vinse ben cinque milioni di lire, che per l’epoca era un bel gruzzoletto, e così poté poi finanziare i suoi esperimenti. Dato che Cage era abbastanza noto anche in Italia, la Rai gli permise di eseguire un suo brano, images (3)“Water Walk”, all’interno del programma. Memorabile il dialogo finale tra il musicista e lo sbigottito presentatore Mike Bongiorno: MB “Bravissimo Sig Cage, ci ha dimostrato di essere, oltre che un abile intenditore di funghi, anche un musicista di musica “stramba”. Ma adesso mi dica: torna in America o resta in Italia”- JC “Io vado, ma mi musica resta”- MB “A quindi lei va via, mentre la sua musica rimane? Avrei preferito il contrario”.

Questa è “Water Walk”, 1960, John Cage.

http://www.youtube.com/watch?v=SSulycqZH-U

Annunci

Azioni

Information

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...




%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: